Guido Cadorin 

1892

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Il piccolo Guido tra la madre Matilde, il padre Vincenzo, le sorelle e i fratelli.

Guido Cadorin nasce a Venezia il 6 giugno: è l’undicesimo figlio dello scultore, intagliatore ed ebanista Vincenzo e di Matilde Rocchin. Il padre, artista liberty particolarmente apprezzato dalla regina Margherita di Savoia, discende da una famiglia che ha annoverato i membri di una delle sette botteghe di “tagliapietre” privilegiate dalla Repubblica. Sono artisti anche i fratelli di Guido: Ettore, il maggiore, scultore, docente alla Columbia University; Romeo, anch’egli scultore; la sorella Ida, raffinata disegnatrice e acquerellista, sposata con l’architetto Piero Osghian e morta in giovane età.

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Il piccolo Guido tra la madre Matilde, il padre Vincenzo, le sorelle e i fratelli.

1906 - 1908

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Testa di donna, 1908. Olio su cartone, 44,6 × 48,5 cm, Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, Cortina d’Ampezzo (Belluno). Annotazione sul margine inferiore: «1908 / 15 anni gennaio prima pittura dal vero».

Frequenta lo studio del pittore Duilio Korompay, l’anno seguente diventa allievo di Cesare Laurenti. Frequenta l’Accademia di Belle Arti (pur essendo iscritto al Liceo classico Marco Polo) dove conosce Ettore Tito e alcuni giovani artisti: tra questi Amedeo Modigliani, Fabio Mauroner e Guido Marussig. Risale agli anni del liceo anche l’amicizia con Brenno Del Giudice, futuro architetto, che sposerà una delle sorelle di Guido: Tullia. Nel 1908, sedicenne, è fra gli espositori di Ca’ Pesaro.

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Testa di donna, 1908. Olio su cartone, 44,6 × 48,5 cm, Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, Cortina d’Ampezzo (Belluno). Annotazione sul margine inferiore: «1908 / 15 anni gennaio prima pittura dal vero».

1909

Esordio alla Biennale veneziana con opere d’arte applicata esposte nella sala dedicata alla famiglia Cadorin.

1910

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Autoritratto, 1910. Carboncino su carta, 45 × 31 cm.

È presente a entrambe le mostre di Ca’ Pesaro e inizia un ciclo di affreschi, che terminerà l’anno seguente, nella chiesa annessa al monastero della Visitazione a San Vito al Tagliamento.

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Autoritratto, 1910. Carboncino su carta, 45 × 31 cm.

1911

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Ritratto di mio padre, 1910. Tempera su cartone, 83 × 62 cm.

Partecipa alla prima Esposizione Internazionale a Roma con La beghina (1909), L’offerta (1909) e Ritratto di mia madre (1910), mentre al Carnegie Institute di Pittsburgh espone il Ritratto di mio padre (1910).

 

Ricevo da Marinetti […] un invito di aderire “al Futurismo” – io, spiritualista e casto e vegetariano – mi indigno e dopo aver letto i libri, stupidamente li brucio e non rispondo. Di Marinetti poi nel 1929 diverrò amico – e assisterò al suo matrimonio con Benedetta – in casa Ivancich. E nel 1936 – a Roma – lo trovo e mi dice: “Sono stato a Venezia a vedere la mostra del più grande pittore del mondo. Tiziano a Cà Pesaro”.

 

Testimonianza dell’artista, da un manoscritto conservato presso l’Archivio BCM.

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Ritratto di mio padre, 1910. Tempera su cartone, 83 × 62 cm.

1912

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Il dipinto L’idolo nella casa-studio di Ida Barbarigo, Palazzo Balbi Valier a Venezia (foto Laziz Hamani).

Espone il dipinto L’idolo (1911) alla mostra dei ‘rifiutati’ di Brera allestita presso il caffè Cova di Milano. Espone a Ca’ Pesaro assieme ai giovani del gruppo dell’Aratro, coordinato da Teodoro Wolf Ferrari.

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Il dipinto L’idolo nella casa-studio di Ida Barbarigo, Palazzo Balbi Valier a Venezia (foto Laziz Hamani).

1914

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Il tacchino, 1914. Olio su tela 100 x 100 cm. Una delle tre tele (assieme a I bevitori e a Il Carnevale) che formano il trittico Carne, carne, carne.

Espone sia alla mostra romana della Secessione (dove era presente anche l’anno precedente), sia all’esposizione d’arte di alcuni artisti rifiutati alla Biennale veneziana, allestita presso l’Excelsior Palace Hotel del Lido di Venezia.

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Il tacchino, 1914. Olio su tela 100 x 100 cm. Una delle tre tele (assieme a I bevitori e a Il Carnevale) che formano il trittico Carne, carne, carne.

1915

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Ritratto del capitano (Il giardiniere del giardino fiorito), 1917. Tempera su tavola, 70 × 98 cm, Boulogne-Billancourt, Musée des Années 30.

Espone nuovamente alla mostra della Secessione a Roma, dove la regina Margherita acquista un suo dipinto, Barche. Richiamato alle armi con il grado di sergente, viene destinato a Mestre e in seguito a San Nicolò del Lido. I suoi capitani sono dapprima il toscano Roberto Papini, direttore della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, poi il siciliano De Micheli, che viene effigiato dall’artista nel celebre Ritratto del capitano (1917).

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Ritratto del capitano (Il giardiniere del giardino fiorito), 1917. Tempera su tavola, 70 × 98 cm, Boulogne-Billancourt, Musée des Années 30.

1917

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Xilografia dalla serie Venezia di guerra, 1917.

Sposa Livia Tivoli Fiorini, pittrice e poetessa, già sua allieva. Esegue inoltre la serie di xilografie dedicate a Venezia di guerra.

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Xilografia dalla serie Venezia di guerra, 1917.

1918

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Studio a gouache per la sala da pranzo di Villa Papadopoli.

Il 31 ottobre nasce il primogenito, Paolo. Riceve un’importante commissione dopo il congedo dall’esercito: la decorazione e l’arredamento completo della villa del conte Nicolò Papadopoli a Vittorio Veneto, il cui restauro architettonico viene affidato a Brenno Del Giudice.

 

Pensai all’interno di questa villa come una sinfonia coloristica […]. La sala sontuosa da pranzo aveva soffitti e porte di lacca nere, con fiori sgargianti sul soffitto – a tempera e bianche colonne a nature morte sui legni del fregio tutto attorno. Poi sulla parete una controtagliata a soprarizzo, con una specie di graticcio verde – su fondo bianco – e i fiori e foglie e farfalle – tessuto a mano […]. E poi attorno dei mobili mossi di lacca giallo cromo intenso, coperti di marmo fiore di pesco – grande tavola ovale di lacca gialla e sedie corrispondenti. Ed un tappeto blu scuro in terra.

L’artista citato da Isabella Campagnol, Umberto Bellotto e Guido Cadorin. Tra arte e design tessile negli anni Venti, in Giuseppina Dal Canton e Babet Trevisan (a cura di), Atti delle giornate di studio Donazione Eugenio Da Venezia, quaderno n. 21, Rovereto (Palazzo Alberti Poja), 23 novembre 2012 – Venezia (Fondazione Querini Stampalia), 12 dicembre 2013, Fondazione Querini Stampalia, Venezia – Fondazione Museo Civico di Rovereto 2014, p. 41.

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Studio a gouache per la sala da pranzo di Villa Papadopoli.

1919

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Signora e giardino primaverile, 1919. Tempera su cartone, 97 × 99 cm.

Finisce i lavori per Villa Papadopoli ed espone alcune opere a Ca’ Pesaro. Tra queste, il ritratto della baronessa Fanny Winspeare (Signora e giardino primaverile). È presente alla Prima Esposizione del Circolo Artistico presso la Galleria Geri Boralevi in piazza San Marco.

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Signora e giardino primaverile, 1919. Tempera su cartone, 97 × 99 cm.

1920

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Le tabacchine, 1920. Olio su tavola, 150 × 122 cm, patrimonio artistico del Quirinale, Roma.

Nominato membro della commissione di collocamento della XII Biennale di Venezia, in quell’edizione espone i dipinti Mia moglie e mio figlio (1919, poi smembrato) e Le tabacchine (1920), che viene acquistato dal re. Partecipa alla Mostra Nazionale d’Arte Sacra di Venezia (Palazzo Reale) e presenta due xilografie al concorso per due stampe raffiguranti due stazioni della Via Crucis. In questi anni esegue una serie di disegni per vasi della ditta Venini di Murano. Il 26 agosto nasce la figlia Ida.

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Le tabacchine, 1920. Olio su tavola, 150 × 122 cm, patrimonio artistico del Quirinale, Roma.

1921

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Guido Cadorin in una foto dell’epoca. Sullo sfondo si intravede il dipinto Il canale (foto Augusto Tivoli).

Esegue importanti dipinti, fra i quali Il canale, il Campo della Bragora e la serie delle Lagune, i cui bozzetti risalgono agli anni di guerra. Sempre nel 1921 partecipa al concorso per la decorazione della chiesa di San Francesco a Ravenna e, con l’aiuto di Astolfo de Maria e di Bortolo Sacchi, affresca la chiesa parrocchiale di Col San Martino (Treviso).

Sono incaricato di fare il soffitto di Colsanmartino, in un chiesone ottocentesco ricostruito. […] Chiamo, nonostante la miseria del compenso, un vecchio pittore da camere, Gobbis di Motta di Livenza, addetto a prepararmi i colori: le terre che io, con una vera mania, da anni raccoglievo nelle vecchie botteghe – avanzi della Repubblica che nel 1915 nascosi come sola cosa preziosa nel convento di Suore del Soccorso che si offersero di nascondermi. De Maria e Sacchi mi chiesero di venire a farmi da aiuti, per apprendere l’affresco […]. Lavoravo dal mattino, mai scendendo a mangiare. I due amici andavano a colazione, io lavorando mangiavo con pane e qualche pezzo di cioccolato o dell’uva e ciò sino alla sera, che scendevo con gli occhi sbarrati dalla fatica. […] Amavo i bizantini ed amavo il Pordenone freschista nello stesso tempo, e da questo connubio amoroso nacquero i miei tre affreschi del soffitto.

Testimonianza dell’artista, da un manoscritto conservato presso l’Archivio BCM.

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Guido Cadorin in una foto dell’epoca. Sullo sfondo si intravede il dipinto Il canale (foto Augusto Tivoli).

1922

Affresca, sempre con Bortolo Sacchi, la parrocchiale di Vidor (Treviso), che completerà nel 1925. Espone alla Biennale veneziana e alla Mostra Nazionale d’Arte Sacra a Milano. Inoltre tenta di formare, assieme ad Astolfo de Maria, Sacchi, Martinuzzi, Del Giudice e Maranesi, un gruppo di artisti che chiede «l’alto patrocinio» di D’Annunzio. Fra il 1922 e il 1923 partecipa al concorso per una pala d’altare destinata alla chiesa di Valdobbiadene, qualificandosi secondo dopo Ubaldo Oppi.

1923

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Villa Zadra, Vidor, Treviso.

Affresca Villa Zadra a Vidor con l’aiuto per le parti decorative di Giovanni Zanzotto. Realizza inoltre la pala della Deposizione per la chiesa del castello dello stesso paese, gli affreschi per la cappella della famiglia Zadra nel cimitero, la decorazione delle scuole elementari intitolate a Innocente Zadra. Espone alla Mostra Nazionale d’Arte Decorativa di Monza, alla Galleria Pesaro a Milano, alla Biennale d’Arte Liturgica di Venezia e a una mostra itinerante in Olanda.

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Villa Zadra, Vidor, Treviso.

1924

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Fanciulla, 1924. Tempera su cartone, 99,5 × 68 cm, Museo Revoltella, Trieste.

Partecipa alla XIV Biennale di Venezia e alla Mostra del Ritratto Femminile Contemporaneo alla Villa Reale di Monza. Viene chiamato da D’Annunzio al Vittoriale, dove realizza i dipinti, le decorazioni e i disegni per le vetrate della Zambra del Misello (Stanza del lebbroso) ed esegue un ritratto a matita del poeta.

Conobbi Gabriele d’Annunzio verso il 1922 in casa di amici, a Venezia. […] dopo qualche anno […] mi giunse nella primavera del 1924, come un fulmine a ciel sereno, il Suo invito di recarmi nell’autunno a Gardone per decorare la stanza dei sonni puri – o la ‘Zambra del misello’ o camera del ‘Lebbroso’. […] Mi disse pressapoco quello che avrebbe voluto istoriato nella stanza, […] con la visione delle cinque donne: Sibilla di Fiandra, Elisabetta d’Ungheria, Odila d’Alsazia, Giuditta di Polonia, Caterina da Siena che dovevo dipingere sulle pareti o sul soffitto a mio piacere. Mi lasciò alcune ore in meditazione, e poi, quasi per miracolosa ispirazione – gli tracciai una schematica composizione – come poi feci – dell’assieme. Cioè le donne sul soffitto – con il fondo del cielo notturno blu – come volassero e si vedessero da sportelli aperti sui lacunari […].

Testimonianza dell’artista, da un manoscritto conservato presso l’Archivio BCM.

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Fanciulla, 1924. Tempera su cartone, 99,5 × 68 cm, Museo Revoltella, Trieste.

1925

Affresca, con la collaborazione di Astolfo de Maria, la chiesa di Moriago della Battaglia (Treviso) e, su incarico di Marcello Piacentini, si reca a Tobruch, in Libia, per decorarvi il palazzo municipale.

1926

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Affreschi per l’albergo degli Ambasciatori, particolare.

Esegue il ciclo di affreschi per il salone centrale dell’albergo degli Ambasciatori di via Veneto a Roma, opera dell’architetto Marcello Piacentini e alla cui realizzazione collaborano Brenno Del Giudice per le quadrature e Melchiorre Bega per le decorazioni plastiche. Espone alla Prima Mostra d’Arte del Novecento Italiano presso il Palazzo della Permanente a Milano, alla Biennale di Venezia e all’Exhibition of Modern Italian Art a New York. Viene bandito il concorso per la decorazione dell’abside della chiesa di San Giusto, a Trieste.

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Affreschi per l’albergo degli Ambasciatori, particolare.

1928

Espone alla Biennale di Venezia e alla Galleria Scopinich di Milano, compie il suo primo viaggio a Parigi, esegue alcuni lavori – ora distrutti – a Roma e a Milano e realizza la pala d’altare per la chiesa di San Pietro a Gorizia (ora a Nova Gorica).

1929

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L’affresco di Bolzano in una cartolina d’epoca.

Decora la cripta del monumento alla Vittoria a Bolzano. Vince, in collaborazione con Brenno Del Giudice, il concorso per la cattedrale di La Spezia (mai realizzata) e partecipa all’Esposizione Internazionale di Barcellona. Ottiene la cattedra di Decorazione pittorica all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

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L’affresco di Bolzano in una cartolina d’epoca.

1930

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Studio per il manifesto raffigurante Marta Abba nella soffitta di Palazzo Balbi Valier (foto di Laziz Hamani).

Inizia i lavori per la decorazione a mosaico dell’abside della cattedrale di San Giusto a Trieste, che si concluderanno nel 1933. Partecipa inoltre alla Biennale di Venezia con un’importante esposizione personale e inizia la collaborazione con Luigi Pirandello, del quale esegue alcuni ritratti.

 

Nell’ottobre del 1930 vengo chiamato da Luigi Pirandello per fare delle scene – per l’opera drammatica di Mann, messa in scena da Marta Abba che fa compagnia a sé – a cui faccio un cartellone. L’amicizia di Pirandello e Marta Abba è una cosa indimenticabile – con Pirandello che mi concede una stretta amicizia di un mese intero – dal mattino alla notte – mi sembra di parlare con uno dei grandi filosofi greci – uomo impareggiabile – lo posso solo paragonare a Ezra Pound di cui sono amico dal 1968.

Testimonianza dell’artista, da un manoscritto conservato presso l’Archivio BCM.

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Studio per il manifesto raffigurante Marta Abba nella soffitta di Palazzo Balbi Valier (foto di Laziz Hamani).

1932

Affreschi per il palazzo delle Poste a Gorizia, opera dell’architetto Angiolo Mazzoni.

1934

Partecipa alla Biennale di Venezia.

1935

Fregio allegorico per il padiglione italiano all’Esposizione Internazionale di Bruxelles, dove riceve anche il Grand Prix. Decora ad affresco la Maison d’Italie a Bruxelles. Un suo Autoritratto è acquistato dal governo Belga. Partecipa alla mostra dei quarant’anni della Biennale.

1936

Espone alla Galleria Kley Kamps dell’Aja e vince il premio all’Esposizione Internazionale d’Arte di Budapest. Passa dalla cattedra di Decorazione alla cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Partecipa alla Biennale di Venezia.

1938

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Giudizio di Salomone, 1924. Affresco, palazzo di Giustizia, Milano.

Partecipa con numerose opere alla Biennale di Venezia, dove affresca anche uno dei quattro pannelli per la Rotonda; esegue l’affresco raffigurante il Giudizio di Salomone per il palazzo di Giustizia di Milano; inoltre presenta due bozzetti al concorso per la decorazione ad affresco dell’atrio del Liviano, sede della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova.

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Giudizio di Salomone, 1924. Affresco, palazzo di Giustizia, Milano.

1939

Pala d’altare della chiesa parrocchiale di Pero (Treviso) e pannelli a mosaico rappresentanti le maschere della commedia dell’arte per il cinema San Marco di Venezia.

1940

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Ritratto di mio figlio, 1941. Olio su tela, 116 × 67 cm.

Espone alla Galleria Asta di Milano; esegue tre grandi tempere per il salone centrale della sede del «Gazzettino», in Palazzo Giustinian Faccanon a Venezia.

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Ritratto di mio figlio, 1941. Olio su tela, 116 × 67 cm.

1942

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Autoritratto, 1939. Olio su tela, 55 × 45 cm, Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Pitti, Firenze

La Biennale di Venezia gli dedica una personale. Un suo Autoritratto del 1939, esposto in quell’occasione, viene donato dall’artista alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze.

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Autoritratto, 1939. Olio su tela, 55 × 45 cm, Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Pitti, Firenze

1946

Esegue un grande ciclo di pittura murale per la parrocchiale di Cadola (Belluno), coadiuvato dalla figlia Ida, da Zoran Music e da Sylva Bernt.

1948

Espone alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia.

1949

pittori di barche barbarigo cadorin music

Pittori di barche, 1949. Olio su tela, 70 × 90 cm, Palazzo Romagnoli, Collezioni del Novecento, Forlì.

Rassegne collettive al Cairo, a Tolosa e a Venezia.

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Pittori di barche, 1949. Olio su tela, 70 × 90 cm, Palazzo Romagnoli, Collezioni del Novecento, Forlì.

1950

fotografia barbarigo cadorin music

Il pittore nel suo studio all’Accademia di Belle Arti di Venezia: il dipinto a destra (Autoritratto, 1950) è ora nella collezione dei Musei Civici di Treviso.

Partecipa alla Biennale di Venezia.

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Il pittore nel suo studio all’Accademia di Belle Arti di Venezia: il dipinto a destra (Autoritratto, 1950) è ora nella collezione dei Musei Civici di Treviso.

1951

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Crocifissione, 1951. Tempera e matita su tavola, 60 × 55 cm. Studio per la chiesa di Recoaro Terme, Vicenza.

Vince il concorso per la pala della chiesa di Recoaro Terme, un mosaico che porterà a compimento nel 1955.

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Crocifissione, 1951. Tempera e matita su tavola, 60 × 55 cm. Studio per la chiesa di Recoaro Terme, Vicenza.

1952

Espone alla Biennale di Venezia, a Barcellona, al Círculo de Bellas Artes di Madrid, alla Galerie Charpentier di Parigi. Realizza il pannello a mosaico per il palazzo delle Poste di Mestre.

1953

Espone al California Palace of the Legion of Honour di San Francisco e alla Galleria dell’Accademia a Firenze (IV Mostra Nazionale Premio del Fiorino).

1956

geometrie barbarigo cadorin music

Bozzetto per una vetrata raffigurante la Conversione di Saulo.

Vince ex aequo il primo premio per le vetrate della chiesa di San Niccolò a Lugano, che non saranno mai eseguite.

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Bozzetto per una vetrata raffigurante la Conversione di Saulo.

1957

Virgilio Guidi gli organizza una grande mostra antologica nella Sala Napoleonica del Museo Correr a Venezia.

1958

barbarigo cadorin music

Piazzale Roma, 1958. Olio su tela, 115 × 160 cm.

Espone alla mostra Primi espositori di Ca’ Pesaro 1908-1919 allestita dall’Opera Bevilacqua La Masa nella Sala Napoleonica del Museo Correr e curata da Guido Perocco.

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Piazzale Roma, 1958. Olio su tela, 115 × 160 cm.

1962

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Senza titolo (figura femminile), 1962. Acquerello su carta, 55 × 36 cm, Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno.

Lascia l’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Venezia per raggiunti limiti di età. Riceve la commenda di prima classe e la medaglia d’oro del presidente della Repubblica ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte.

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Senza titolo (figura femminile), 1962. Acquerello su carta, 55 × 36 cm, Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno.

1965

laguna archivio barbarigo cadorin music

Laguna a Pellestrina (Laguna e barca), 1966-1969. Olio su tela, 70 × 100 cm.

Sue opere sono presenti alla Exposition de la peinture italienne contemporaine di Zurigo e al Premio Nazionale Ardengo Soffici di Prato.

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Laguna a Pellestrina (Laguna e barca), 1966-1969. Olio su tela, 70 × 100 cm.

1967

Carlo Ludovico Ragghianti lo inserisce nella grande mostra Arte moderna in Italia 1915-1935 di Palazzo Strozzi a Firenze, mentre il comune di Venezia ne patrocina un’ampia antologica al Casinò del Lido, curata da Paolo Rizzi.

1968

archivio barbarigo cadorin music

Copertina del catalogo, con la riproduzione dell’olio su tela Il muro, 1965.

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia organizzano una vasta retrospettiva (catalogo con scritti di Giuseppe Marchiori, Silvio Branzi, Umbro Apollonio, Berto Morucchio, Marco Valsecchi, Paolo Rizzi).

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Copertina del catalogo, con la riproduzione dell’olio su tela Il muro, 1965.

1972

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Figura nella pioggia, 1972. Olio su tela, 61 × 50 cm

Muore la moglie Livia.

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Figura nella pioggia, 1972. Olio su tela, 61 × 50 cm

1975

Si ferma il lungo percorso artistico di Guido Cadorin che, come ultima fatica, dipinge una Madonna dagli «occhi dolci e compassionevoli» per l’amico don Pietro Ceccato.

1976

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Guido Cadorin nella sua casa ai Carmini, 1976 (Archivio BCM).

Muore a Venezia il 18 agosto.

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Guido Cadorin nella sua casa ai Carmini, 1976 (Archivio BCM).